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FORNASETTI TRA LINA, HUMOR, METAFISICA E DIVANI


Nel post Instagram una domanda "Oggi chi vuoi essere?" E' un po' quello che mi chiedo ogni mattina guardandomi allo specchio. Sempre me stessa, ma da infinite sfumature.



Durante i suoi infiniti viaggi attraverso vecchi libri e riviste, Fornasetti si imbatte nel viso tondo e ipnotico di tale Lina Cavalieri, cantante d'opera di fine secolo (1800). Il suo sguardo insolito e inespressivo e i suoi lineamenti perfetti lo stregano. Inizia a dipingere il suo volto nel 1952 e non smetterà più.

Ma iniziamo dal principio.

Erano anni che cercavo Fornasetti durante i miei viaggi. Mi era capito di trovare una camicia da lui disegnata (vi ricordo che la sua prima apparizione alla Triennale di Milano fu con una serie di Foulard di seta nel 1933)

e quattro bottoni.


L'altra mattina, o per chi non concepisce la mattina prima delle 9, l'altra notte; camminando tra i banchi straripanti di oggetti con la coda dell'occhio ho visto un viso. Era familiare ed estraneo allo stesso tempo. Come quando rivedi un'amica dopo anni. Era il viso di Lina che mi faceva l'occhiolino da dietro una poltrona.



Quasi non ci credevo. Il nervosismo celato in un passo calmo nella sua direzione.

Ora arrivava la parte difficile. Riuscire a portarla a casa. Il proprietario sapeva benissimo perché mi stavo avvicinando, mi aveva visto, e la volevo, me lo leggeva in faccia. E io leggevo in faccia a lui, avrei dovuto convincerlo e trattare e sono due cose che odio.


Azzero mentalmente i miei anni di studi e mi fingo indifferente; commento che quei visi sono bellissimi e si sarebbero abbinati perfettamente al mio salotto. E' un duro prezzo da pagare e ogni volta sento i miei professori di storia dell'architettura e di design sussultare. Mio padre accanto a me sorride, dopotutto mi ha insegnato lui a fare così.


Non lo vedo convinto, ma dopotutto i miei geni mi fanno assomigliare perennemente ad una ragazzina nonostante la soglia dei 30 che si avvicina, e non puoi ribattere ad una ragazzina che ti guarda sorridente e speranzosa. O almeno non puoi rischiare.



Lui sperava di trovarsi circondato di esperti in materia che lottavano per quel pezzo e l'unica cosa che ha trovato sono stata io. Una ragazzina struccata con la coda di cavallo e gli occhiali che lo fissa dal suo metro e cinquantasette ( 1,57 cm e mezzo a dire il vero, ne vado molto fiera ).


Vedo il suo sguardo assorto, sta ragionando, non sa se puntare alto e rischiare di non venderlo. Ma non posso permettermi che ci pensi, devo essere più veloce dei suoi calcoli. Gli chiedo a quanto me lo avrebbe potuto vendere perché, quei visi meravigliosi, sarebbero stati benissimo con i cuscini del mio divano. Mio papà si allontana. Gli viene troppo da ridere ora.



Mi dice il prezzo. E' meno di quanto avrei potuto sperare. Faccio finta di pensarci io adesso, mi prendo tutto il tempo. Mi sento come quando il piccolo Charlie trova il biglietto d'oro.


Aspetto ancora qualche secondo. Lui non sa più cosa fare, è sicuro che io me ne vada; perché ad essere sinceri non mi ha chiesto poco, lo sappiamo entrambi. Avrei speso il doppio per quei visi ma lui non lo poteva sapere. E non doveva saperlo.


Inizio a frugare nella borsa, tra astucci con i cuoricini e portachiavi ad unicorno tiro fuori il portafoglio e gli firmo un assegno. Lui è incredulo e contento, meno male; la mia empatia non mi permette di far scontente le persone.


Mi faccio imballare il quadro, e me ne vado con nonchalance sotto gli sguardi increduli e incuriositi di quelli intorno che vedono una ragazzina andare via con un quadro di 28 piastrelle di Fornasetti. Credendo che io non abbia la più pallida idea di chi esso sia e credendo che io l'abbia comprato per abbinarlo davvero ai cuscini del divano.


Raggiungo mio padre, mi guarda con i suoi occhi dolci e ironici, quelli che ho anche io che inteneriscono e mi fanno fare gli affari migliori.


Ora ridiamo insieme, ci avviamo alla macchina, oggi ho fatto affari migliori dei suoi. Inizio a prenderlo in giro. e tornando verso casa gli dico che nonostante tutto il quadro si abbina davvero al mio salotto.


Veronica.


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